Poligono di Sachalin

Reynoutria sachalinensis (F. Schmidt ex Maxim.) Nakai

Autore: Haddie Schal
Licenza: CC BY-NC

Reynoutria sachalinensis è una pianta perenne rizomatosa che può raggiungere altezze di 4 m, con fusti annuali eretti, numerosi e cavi simili a canne, ramificati in alto, glabri, di colore verde glauco.
Presenta foglie larghe 20-22 cm e lunghe 30-40 cm, alterne, picciolate, semplici, a margine ondulato, di colore verde glauco (pagina superiore verde-grigiastro; pagina inferiore verde pallido), a base cordata e assottigliata in un apice smussato o brevemente acuto, con peli bianchi lunghi (pluricellulari) circa 1 mm lungo le nervature della pagina inferiore; ocrea lunga 6-12 mm, bruna, obliqua all’apice, non fimbriata.
Le infiorescenze, lunghe 3-8 cm, sono panicoliformi, ascellari e terminali con numerosi fiori bianchi e piccoli. Sia nell’areale di origine che al di fuori di esso si trovano piante con fiori ermafroditi (maschio-fertili) e piante con fiori maschio-sterili (in cui si mantiene solo la funzionalità dell’ovario, mentre gli stami sono abortiti).
Il frutto è un achenio marrone scuro, trigono, lungo 2.8-4.5 mm, liscio e lucido.

  • regno

    Plantae

  • divisione

    Tracheophyta

  • classe

    Magnoliopsida

  • ordine

    Caryophyllales

  • famiglia

    Polygonaceae

  • sinonimi principali

    Fallopia sachalinensis (F. Schmidt) Ronse Decr.
    Polygonum sachalinense F. Schmidt ex Maxim.

  • nome inglese

    Giant knotweed

area di presenza naturale

R. sachalinensis è originaria dell’Asia orientale (Russia orientale, Giappone).

area di introduzione

La specie è stata introdotta in Europa verso la seconda metà dell’Ottocento come pianta ornamentale in parchi e giardini e come foraggera.

distribuzione in italia

La prima segnalazione di R. sachalinensis in Italia è localizzata a Roma, nel 1897, mentre il primo esempio di rinvenimento in natura risale al 1903, in Trentino.
Questa specie è più rara della congenere e ha il suo epicentro di diffusione nell’Italia centro-settentrionale, dove è considerata invasiva in Piemonte e naturalizzata in Lombardia, Toscana e Lazio; la sua presenza è confermata come casuale in Liguria, Trentino-Altro Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

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biologia ed ecologia

Nell'areale nativo, R. sachalinensis è principalmente distribuita lungo i corsi d'acqua, su suoli ghiaiosi e sabbiosi, insieme a specie arbustive o creando a sua volta formazioni uniformi.
È in grado di adattarsi a diverse condizioni edafiche, ma predilige situazioni con suoli profondi, umidi e ricchi di nutrienti; inoltre, può colonizzare suoli con diversi pH e con alte concentrazioni di sali. Come per la congenere, un fattore limitante sono le precipitazioni, che devono essere elevate e ben distribuite durante l'anno.
La riproduzione avviene sia per via vegetativa che sessuata; si tratta di una specie ginodioica, che pertanto presentano sia esemplari maschio-sterili (femminili) sia ermafroditi.
L'impollinazione è effettuata da diversi insetti (mosche, api, vespe).
La produzione di semi può essere elevata, con percentuali di germinazioni elevate in condizioni controllate, ma decisamente più basse in contesti naturali, in particolare in funzione dell’umidità del suolo che rappresenta un fattore limitante.
Al di fuori dell'areale nativo la propagazione per via vegetativa rappresenta la strategia più utilizzata e può avvenire attraverso la frammentazione di parti della pianta in cui sono presenti le gemme laterali. Una nuova pianta si può originare da un segmento di rizoma di appena 0,7 g e i ritmi di rigenerazione sono in genere molto alti.

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vettori di introduzione

L'utilizzo a scopo ornamentale è la via d’introduzione più probabile.
Un’altra possibile via d’introduzione e diffusione è la movimentazione di suoli contaminati da propaguli vitali (frammenti di rizoma o fusto), vettore possibile per l’introduzione in nuove aree, ma soprattutto per la sua diffusione secondaria.
Frammenti della pianta possono essere dispersi anche da fattori naturali quali la corrente lungo i corsi d’acqua, così come a seguito di esondazioni. I semi di R. sachalinensis possono essere dispersi sia dal vento (in un raggio di 16 m dalla pianta madre) sia dall'acqua.

impatti

RAPPORTI CON L’UOMO, IMPATTO SANITARIO E SOCIOECONOMICO

La presenza massiva di questa specie può ostacolare il libero accesso alle zone infestate, con un impatto negativo sulla libera fruizione turistico-ricreativa.
Come altre specie della famiglia delle Polygonaceae, può crescere attraverso il cemento e l’asfalto, con possibili impatti economici legati a danni a infrastrutture e manufatti; inoltre, poiché queste specie crescono spesso lungo i margini stradali, possono ostruire la vista dei cartelli segnaletici e limitare la visibilità degli automobilisti, comportando così un aumento della spesa per lo sfalcio delle infestanti lungo le infrastrutture.

IMPATTO SU ALTRE SPECIE

R. sachalinensis è in grado di creare velocemente nuclei monospecifici densi ed estesi che limitano la crescita e la rinnovazione di altre piante. Gli individui crescono rapidamente anche in altezza, producendo un abbondante fogliame e alterando i parametri ambientali dei siti colonizzati con una diminuzione della quantità di luce al suolo a scapito delle specie vegetali meno vigorose e di dimensioni più ridotte.
Inoltre, la produzione di un’abbondante lettiera può inibire la germinazione di altre piante.

IMPATTO SUGLI ECOSISTEMI

La presenza di R. sachalinensis può causare la riduzione della qualità degli habitat ripariali per la fauna e per alcune specie d’insetti.
La presenza di popolamenti lungo i corpi idrici, può rappresentare un concreto rischio per la stabilità spondale, poiché quando la pianta va a riposo, le sponde restano nude con una maggiore esposizione agli eventi atmosferici; inoltre, l’inibizione nella formazione di una vegetazione polispecifica di specie caratteristiche di ambienti ripari, può incidere sensibilmente sulla stabilità dei versanti. La presenza massiva della specie può provocare anche alterazioni della chimica del suolo da parte del rizoma e dall'abbondante produzione di una lettiera differente da quella prodotta dalle specie native (più alto rapporto C/N e lignina/N), incidendo così sulla fertilità attraverso un rallentamento dei processi di decomposizione e un temporaneo sequestro di azoto da parte dei microorganismi. Infine, il rilascio nel suolo di composti allelopatici da parte della pianta, potrebbe determinare una riduzione delle specie native.

metodi di gestione

Le tecniche di gestione si basano su un approccio integrato e continuativo. I soli interventi meccanici, quali lo sfalcio o il taglio ripetuto, hanno un’efficacia limitata se non protratti nel tempo e spesso risultano insufficienti a esaurire le riserve rizomatose. Le strategie più efficaci prevedono l’integrazione di metodi meccanici e chimici, con l’applicazione mirata di erbicidi sistemici (ad esempio su fusti o foglie) da parte di personale qualificato e nel rispetto della normativa vigente.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla gestione del suolo e dei materiali di risulta, per evitare la dispersione accidentale di frammenti vitali.
Fondamentali sono inoltre il monitoraggio pluriennale delle aree trattate e il ripristino della vegetazione autoctona, al fine di ridurre il rischio di reinvasione e favorire il recupero degli ecosistemi.

Scheda realizzata da: ISPRA