Poligono di Boemia

Reynoutria ×bohemica Chrtek & Chrtková

Autore: AfroBrazilian
Licenza: CC-BY-SA-3.0

Il poligono di Boemia è una pianta perenne rizomatosa che può raggiungere altezze di 4 m, con fusti annuali eretti, numerosi e cavi simili a canne, ramificati in alto, glabri, di colore verde glauco. Le foglie sono alterne, picciolate, semplici, di colore verde scuro, larghe 19 cm e lunghe 23 cm, ovate, a base leggermente cordata o cordato-troncata e lungamente acuminate all’apice (non o solo leggermente cuspidato-caudata), con peli unicellulari osservabili su foglie giovani lungo le nervature della pagina inferiore, lunghi circa 0.5 mm.
Le infiorescenze, lunghe 4-12 cm, sono panicoliformi, ascellari e terminali con numerosi fiori bianchi e piccoli. In Europa si trovano sia piante con fiori maschio-fertili (spighe erette, fiori con stami sporgenti dalla corolla), sia piante con fiori maschio-sterili (spighe incurvate).
Il frutto è un achenio marrone scuro, trigono, lungo 2.6-3.2 mm, liscio e lucido.

 

  • regno

    Plantae

  • divisione

    Tracheophyta

  • classe

    Magnoliopsida

  • ordine

    Caryophyllales

  • famiglia

    Polygonaceae

  • sinonimi principali

    Fallopia japonica × sachalinensis
    Fallopia xbohemica (Chrtek & Chrtková) J.P.Bailey
    Reynoutria ×mizushimae Yokouchi

  • nome inglese

    Bohemian knotweed

area di presenza naturale

L'area d'origine di R. x bohemica è al momento sconosciuta, è altamente probabile che si tratti di un ibrido originatosi in Europa (R. japonica x R. sachalinensis).

area di introduzione

R. x bohemica, frutto di ibridazione tra R. japonica R. sachalinensis, è presente solo in Europa

distribuzione in italia

Reynoutria x bohemica è più diffusa soprattutto nel Nord Italia, dove risulta invasiva in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana, naturalizzata in Emilia-Romagna e nelle Marche e casuale in Trentino-Alto Adige e in Liguria.
In quanto ibrido, è stato spesso confuso con le specie parentali, per cui non è facile dare un’indicazione precisa né del momento della sua reale comparsa sul territorio nazionale, né tantomeno della sua reale distribuzione. Probabilmente l’insediamento di questo ibrido si può collocare prima del 1933, ma i primi campioni verificabili con certezza risalgono al 1977, raccolti in Valle d’Aosta e in provincia di Novara.

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biologia ed ecologia

R. x bohemica condivide gli stessi habitat delle specie parentali, ovvero le sponde di corsi d'acqua, i margini d'infrastrutture lineari (strade e ferrovie) e di campi e aree ruderali. È possibile trovarne esemplari anche in prati, pascoli e nel sottobosco di boschi di latifoglie.
Predilige situazioni con suoli maturi profondi, umidi e ricchi di nutrienti, ma grazie ad una notevole ampiezza ecologica è in grado di adattarsi a diverse condizioni edafiche. È una specie eliofila, ma si adatta anche a condizioni di ombreggiamento parziale, come per esempio in formazioni forestali aperte. Se le precipitazioni non sono elevate e ben distribuite durante tutto l'anno, possono rappresentare un fattore limitante.
La riproduzione avviene sia per via vegetativa che sessuata; si tratta di una specie ginodioica, che pertanto presentano sia esemplari maschio-sterili (femminili) sia ermafroditi.
L'impollinazione è effettuata da diversi insetti (mosche, api, vespe).
La produzione di semi può essere elevata, con percentuali di germinazioni elevate in condizioni controllate, ma decisamente più basse in contesti naturali, in particolare in funzione dell’umidità del suolo che rappresenta un fattore limitante.
Al di fuori dell'areale nativo la propagazione per via vegetativa rappresenta la strategia più utilizzata e può avvenire attraverso la frammentazione di parti della pianta in cui sono presenti le gemme laterali. Una nuova pianta si può originare da un segmento di rizoma di appena 0,7 g e i ritmi di rigenerazione sono in genere molto alti.

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vettori di introduzione

L'utilizzo a scopo ornamentale è la via d’introduzione più probabile.
Un’altra possibile via d’introduzione e diffusione è la movimentazione di suoli contaminati da propaguli vitali (frammenti di rizoma o fusto), vettore possibile per l’introduzione in nuove aree, ma soprattutto per la sua diffusione secondaria.
Frammenti della pianta possono essere dispersi anche da fattori naturali quali la corrente lungo i corsi d’acqua, così come a seguito di esondazioni. I semi di R. x bohemica possono essere dispersi sia dal vento (in un raggio di 16 m dalla pianta madre) sia dall'acqua.

impatti

RAPPORTI CON L’UOMO, IMPATTO SANITARIO E SOCIOECONOMICO

La presenza massiva di questa specie può ostacolare il libero accesso alle zone infestate, con un impatto negativo sulla libera fruizione turistico-ricreativa.
Come altre specie della famiglia delle Polygonaceae, può crescere attraverso il cemento e l’asfalto, con possibili impatti economici legati a danni a infrastrutture e manufatti; inoltre, poiché queste specie crescono spesso lungo i margini stradali, possono ostruire la vista dei cartelli segnaletici e limitare la visibilità degli automobilisti, comportando così un aumento della spesa per lo sfalcio delle infestanti lungo le infrastrutture.

IMPATTO SU ALTRE SPECIE

R. x bohemica è in grado di creare velocemente nuclei monospecifici densi ed estesi che limitano la crescita e la rinnovazione di altre piante. Gli individui crescono rapidamente anche in altezza, producendo un abbondante fogliame e alterando i parametri ambientali dei siti colonizzati con una diminuzione della quantità di luce al suolo a scapito delle specie vegetali meno vigorose e di dimensioni più ridotte.
Inoltre, la produzione di un’abbondante lettiera può inibire la germinazione di altre piante.

IMPATTO SUGLI ECOSISTEMI

La presenza di R. x bohemica può causare la riduzione della qualità degli habitat ripariali per la fauna e per alcune specie d’insetti.
La presenza di popolamenti lungo i corpi idrici, può rappresentare un concreto rischio per la stabilità spondale, poiché quando la pianta va a riposo, le sponde restano nude con una maggiore esposizione agli eventi atmosferici; inoltre, l’inibizione nella formazione di una vegetazione polispecifica di specie caratteristiche di ambienti ripari, può incidere sensibilmente sulla stabilità dei versanti. La presenza massiva della specie può provocare anche alterazioni della chimica del suolo da parte del rizoma e dall'abbondante produzione di una lettiera differente da quella prodotta dalle specie native (più alto rapporto C/N e lignina/N), incidendo così sulla fertilità attraverso un rallentamento dei processi di decomposizione e un temporaneo sequestro di azoto da parte dei microorganismi. Infine, il rilascio nel suolo di composti allelopatici da parte della pianta, potrebbe determinare una riduzione delle specie native.

metodi di gestione

Le tecniche di gestione si basano su un approccio integrato e continuativo. I soli interventi meccanici, quali lo sfalcio o il taglio ripetuto, hanno un’efficacia limitata se non protratti nel tempo e spesso risultano insufficienti a esaurire le riserve rizomatose. Le strategie più efficaci prevedono l’integrazione di metodi meccanici e chimici, con l’applicazione mirata di erbicidi sistemici (ad esempio su fusti o foglie) da parte di personale qualificato e nel rispetto della normativa vigente.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla gestione del suolo e dei materiali di risulta, per evitare la dispersione accidentale di frammenti vitali.
Fondamentali sono inoltre il monitoraggio pluriennale delle aree trattate e il ripristino della vegetazione autoctona, al fine di ridurre il rischio di reinvasione e favorire il recupero degli ecosistemi.

Scheda realizzata da: ISPRA