Delairea odorata è una pianta rampicante perenne, sempreverde e leggermente succulenta caratterizzata da fusti volubili e vigorosi, capaci di arrampicarsi sulla vegetazione circostante. Le foglie carnose, cordato-cuoriformi sono lunghe 3-10 cm e larghe 3-6 cm, con nervature pennate da circa 3-10 lobi terminanti in punta acuta.
Fiorisce tra agosto e ottobre. I capolini fiorali (diametro 5-7 mm) sono riuniti in pannocchie o corimbi densi, ascellari o terminali, con involucri tubulari (diametro 3-4 mm) formati da una serie di brattee più 2-4 brattee esterne lunghe 1/4-1/2 delle altre. Le infiorescenze sono composte da 5-12 fiori tubulari ermafroditi di color giallo brillante.
Gli acheni oblunghi,lunghi 2 mm e rossastri-marroni a maturazione, sono caratterizzati da un pappo di peli bianchi setosi (lunghi 5-6 mm).
Plantae
Tracheophyta
Magnoliopsida
Asterales
Asteraceae
Delairea scandens Lem.
Senecio mikanioides Otto
Cape ivy
Autore: jw_nz
Licenza: CC BY-NC
Autore: Maria Emília Martins
Licenza: CC BY-NC-SA
Autore: Maria Emília Martins
Licenza: CC BY-NC-SA
D. odorata è originaria del Sudafrica.
A causa della sua capacità di adattamento, la specie si è diffusa in Nord America (California, Oregon, Montana e Hawaii), in Oceania (Australia e Nuova Zelanda) e in Europa (zone costiere di Italia, Francia, Spagna, incluse le Canarie, e Portogallo).
D. odorata è stata introdotta in Italia verso la metà del ‘800, come specie ornamentale all’interno di orti e giardini, dai quali è poi riuscita a sfuggire e a diffondersi in natura.
In Italia presenta attualmente una distribuzione limitata e prevalentemente mediterranea. La specie è considerata naturalizzata in Toscana e Sardegna, mentre è segnalata come casuale in diverse altre regioni (Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria). Le popolazioni note sono spesso associate ad aree urbane o periurbane, giardini abbandonati e ambienti disturbati, dai quali la specie è sfuggita alla coltivazione ornamentale.
D. odorata è una pianta resistente, in grado di tollerare siccità e gelate. Può crescere sia in pieno sole sia in ombra ed è in grado di insediarsi in ambienti asciutti così come in siti moderatamente umidi. È generalmente rinvenuta su suoli fertili e con pH elevato. Nell’areale nativo, D. odorata cresce nelle foreste montane umide. Dove si è naturalizzata, ha ampliato il suo areale di distribuzione e si trova nelle zone costiere, nelle zone ripariali e nelle zone umide, nelle foreste secche e umide, nelle zone arbustive e negli habitat ruderali, e cresce molto bene nelle foreste quando sono in fase di successione iniziale. Si trova tipicamente al di sotto dei 200 m di altitudine e predilige i siti ombreggiati e disturbati con umidità durante tutto l'anno. Una volta sfuggita da parchi e giardini, la sua ampia versatilità ecologica le permette di insediarsi senza fatica in un’ampia varietà di biocenosi diverse, naturali o frutto di disturbi antropici, così come in ambienti sia umidi che secchi, in pieno sole o all’ombra.
Si riproduce sia per via vegetativa sia attraverso la produzione di semi. La riproduzione vegetativa può avvenire in qualsiasi momento quando i nodi del fusto, dello stolone o del picciolo fogliare entrano in contatto con il suolo. Anche piccoli frammenti di soli 1,3 cm sono in grado di radicare facilmente e rapidamente. D. odorata può inoltre produrre fino a 40.000 semi per pianta, che vengono dispersi dal vento, dall’acqua e dal movimento del suolo.
Una volta radicatasi in un’area, cresce a ritmi molto sostenuti, creando manti quasi impenetrabili, sopraffacendo le comunità vegetali precedenti, sviluppandosi sopra di esse e ricoprendole, andando così ad incidere significativamente sull’irraggiamento della luce.
D. odorata è stata introdotta in Europa e in Italia a fini ornamentali. Semi e piante sono state introdotte intenzionalmente in strutture confinate, quali vivai, parchi e giardini, dai quali poi è sfuggita.
Questa specie è facilmente confondibile con altre congeneri (es. Senecio angulatus), per cui non si può escludere che possa essere ancora acquistata o scambiata (sotto forma di piante o semi), soprattutto attraverso siti di e-commerce o forum amatoriali, anche con nomi generici, desueti (es. Senecio mikanioides) o identificazioni errate.
Dal momento che al di fuori dell'areale nativo la specie si diffonde soprattutto per propagazione vegetativa, la sua introduzione accidentale può avvenire facilmente per trasporto passivo di frammenti della pianta per mezzo di vettori naturali come correnti di corsi d’acqua.
In ambienti ripariali e sui pendii la presenza della specie può incrementare i processi erosivi, a causa del suo apparato radicale superficiale, poco efficace nel trattenere il suolo, rendendo più complessa la gestione degli eventi di piena. Inoltre, è in grado di rilasciare nel suolo o nelle acque sostanze che risultano potenzialmente tossiche, se ingerite dagli animali. Ciò può determinare ulteriori impatti di natura economica, quali la riduzione del valore foraggero dei pascoli o l’avvelenamento del bestiame.
D. odorata tende a formare popolamenti molto densi ed estesi, in grado di occupare anche oltre il 75% dello spazio disponibile, soffocando le fitocenosi locali, sopraffacendo la vegetazione preesistente e impedendo la germinazione di nuovi individui. Inoltre, essendo una specie rampicante, è capace di svilupparsi sopra altre piante, comprese quelle arboree, fino a provocarne in alcuni casi il collasso strutturale.
La specie risulta particolarmente competitiva nell’accesso alle risorse fondamentali, come acqua, nutrienti e luce, determinando una forte esclusione degli altri taxa presenti. Tali processi portano a una marcata riduzione della ricchezza specifica e della diversità floristica, che può raggiungere anche il 50%, soprattutto a carico delle specie erbacee.
D. odorata è in grado di influenzare l’ambiente di crescita e le comunità biologiche anche attraverso meccanismi indiretti. È stato infatti dimostrato che la sua presenza può alterare profondamente il microbioma del suolo, determinando una significativa riduzione della diversità funzionale dei batteri ipogei. È capace di produrre e rilasciare nell’ambiente composti tossici e/o bioattivi, in grado di inibire o ostacolare la germinazione e lo sviluppo radicale di altre piante, conferendole così un marcato vantaggio competitivo rispetto agli altri organismi fotosintetici presenti nell’area colonizzata.
Le strategie di gestione si basano su un approccio graduale e integrato. Nei casi di nuove introduzioni o di nuclei di piccole dimensioni, è indicata la rimozione fisica delle piante, privilegiando l’estirpazione completa della porzione epigea e soprattutto dei rizomi, per evitare la rigenerazione vegetativa
In presenza di infestazioni più estese o con apparati ipogei sviluppati, possono rendersi necessari interventi meccanici più incisivi, eventualmente combinati con l’uso mirato di erbicidi sistemici, applicati da personale formato e nel rispetto della normativa vigente. L’esperienza disponibile indica infatti che la sola rimozione meccanica è spesso insufficiente e che le strategie di controllo integrato risultano le più efficaci nel medio-lungo periodo.
Un elemento chiave della gestione è rappresentato dalla prevenzione della dispersione accidentale, dato che la specie si diffonde principalmente per via vegetativa: anche piccoli frammenti possono originare nuove piante. È quindi essenziale adottare rigorosi protocolli di biosicurezza durante le operazioni di gestione e garantire il corretto smaltimento della biomassa di risulta. Infine, il successo delle azioni di eradicazione e controllo dipende da un monitoraggio costante nel tempo, finalizzato a verificare l’efficacia degli interventi e a individuare tempestivamente eventuali ricrescite o nuove colonizzazioni.
I dati sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)
ISPRA. Sito specieinvasive.isprambiente.it