Obama nungara Carbayo, Álvarez-Presas, Jones & Riutort, 2016
La planaria terrestre Obama nungara misura, da adulto, in media 50-70 mm di lunghezza e circa 5 mm di larghezza, anche se sono stati osservati individui più grandi. Il corpo è appiattito e allungato, con dorso bruno percorso da fini strie longitudinali nere (in alcuni esemplari l’aspetto può essere quasi nero). Può essere presente una sottile linea mediana chiara. Gli occhi sono numerosi e disposti in due bande laterali su ciascun lato, che occupano circa un terzo della larghezza del corpo. La bocca è situata a circa il 60% della lunghezza corporea (misurata dall’estremità anteriore). Il ventre è chiaro.
Acentrosomata
Tricladida
Geoplanidae
Nungara flatworm
O. nungara è originaria del Sud America, dove è presente in ambienti umidi del suolo, soprattutto sotto pietre e detriti, ma si rinviene anche in aree disturbate dall’uomo, come giardini e margini di sentieri.
La specie si è diffusa in Europa attraverso il commercio internazionale di piante ornamentali in vaso e del terriccio associato. I Paesi in cui è stata confermata la sua introduzione al di fuori dell'areale nativo includono: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Svezia e Slovacchia.
Nelle aree invase, la specie occupa un’ampia varietà di habitat sinantropici: giardini, parchi urbani, vivai, serre, compostiere e terreni privati.
La presenza di O. nungara in Italia è stata registrata in 12 regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Sicilia, Sardegna.
L’habitat principale di rinvenimento è rappresentato dai giardini privati, seguiti da orti botanici, vivai, aree urbane e, in casi isolati, aree semi-naturali.
È una specie tipicamente sinantropica, rinvenuta soprattutto in giardini, vivai, parchi urbani e in generale in ambienti antropizzati. La sua sopravvivenza è strettamente connessa a condizioni di umidità elevata, che nelle ore diurne la spingono a rifugiarsi sotto sassi, legni, vasi e altri microhabitat umidi. L’attività è più frequente in primavera e autunno, mentre diminuisce nei periodi più freddi o secchi.
La specie si riproduce tramite le ooteche, sferoidali e lucide (diametro ≈ 5 mm), rosse alla deposizione che diventano bruno scuro–nere in pochi giorni; ciascuna contiene 3–6 giovani, che sono crema chiaro con fine punteggiatura bruno scura.
Predatore generalista della fauna del suolo, nella sua area nativa O. nungara mostra un ampio spettro trofico, con prede che includono lombrichi, molluschi e altri invertebrati edafici. Sembra in grado di localizzare le proprie prede intercettando le loro tracce chimiche, come osservato per altre specie di platelminti.
La principale via di introduzione in Europa è il commercio internazionale di piante ornamentali in vaso e materiali associati al suolo.
Vivai, garden center e orti botanici rappresentano i principali punti di ingresso e diffusione secondaria.
O. nungara non è legato a specifiche piante ospiti, ma rappresenta un contaminante accidentale del materiale vegetale, è il substrato a costituire il principale mezzo di dispersione della specie.
La predazione di lumache da parte di O. nungara potrebbe avere un impatto sulle popolazioni di lumache selvatiche utilizzate a scopo nutrizionale. La presenza di platelminti alieni invasivi può anche causare disagio ai giardinieri e a coloro che lavorano sul suolo e influire sulle loro interazioni fisiche ed esperienziali con l'ambiente naturale. Soprattutto se presenti in gran numero, i platelminti sono considerati dai cittadini specie indesiderabili, dannose e incontrollabili. La presenza massiva in aree urbane può inoltre incidere sulla percezione di qualità degli spazi verdi e generare richieste di intervento presso enti gestori e amministrazioni locali.
Attraverso meccanismi di predazione (lombrichi e gasteropodi) O. nungara può determinare cambiamenti significativi nelle comunità del suolo, soprattutto in condizioni di stress ambientale come periodi di siccità.
Una riduzione significativa di lombrichi in seguito a predazione può avere effetti indiretti sulle comunità microbiche del suolo, alterando i tassi di decomposizione e la disponibilità di nutrienti, e modificare gli aspetti idrologici del suolo, aumentando il deflusso verso i corsi d'acqua limitrofi, riducendo la porosità del suolo e favorendo l’erosione superficiale, con conseguenze sul ciclo dell’acqua e sulla ritenzione dei nutrienti.
Le tecniche di gestione includono metodi meccanici e fisici (raccolta manuale, trappole-rifugio), trattamenti termici (acqua calda a temperature letali per le planarie), e misure di biosicurezza volte a ridurre la probabilità di diffusione attraverso il commercio e il trasporto di piante e substrati.
Nei casi di infestazioni diffuse, l’obiettivo realistico è il contenimento, mentre per nuove introduzioni a scala limitata è prioritario attuare interventi di eradicazione rapida.
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ISPRA. Sito specieinvasive.isprambiente.it