Autore: David Sinnott
Licenza: CC BY-NC

Cherax destructor è un gambero d’acqua dolce di lunghezza compresa tra 10 e 20 cm, con picchi rari fino a 30 cm. Il peso medio varia tra 20 e 80 grammi, ma i grandi esemplari maschi possono pesare fino a 320-350 grammi. Presenta un carapace liscio con un rostro corto, largo e di forma triangolare. Non possiede spine sulle "spalle" dietro il solco cervicale. È dotato di chele grandi, lisce e allungate. Nei maschi adulti, le chele crescono più velocemente rispetto al resto del corpo e possono rappresentare una porzione significativa del peso totale.
La colorazione è molto variabile in base all'habitat e alle condizioni dell'acqua: in natura i colori spaziano dal verde-beige al marrone o nero; in cattività o in particolari condizioni ambientali, sviluppa spesso tonalità blu acceso o grigio-blu.
Possiede due occhi neri posizionati su steli oculari e sei antenne (un paio di antenne lunghe e un paio di antennule bifide più corte) utilizzate per il tatto e il gusto.

  • Classe

    Malacostraca

  • Ordine

    Decapoda

  • Famiglia

    Parastacidae

  • Sinonimi principali

    Cherax davisi Clark, 1941
    Cherax esculus Riek, 1956

  • Nome inglese

    Common yabby, Australian yabbi

Autore: Garnelio

Autore: Joel Sartore

Area di presenza naturale

Il Cherax destructor è originario dell’Australia centro-orientale (Nuovo Galles del Sud, Victoria, Australia Meridionale orientale e parti meridionali del Territorio del Nord e del Queensland), dove vive in ambienti sia temperati che tropicali.

Area di introduzione

In Europa la specie è stata introdotta a partire dagli anni ’80 per scopi di acquacoltura e commercio ornamentale: i primi arrivi documentati risalgono alla Spagna nel 1983, seguiti da Italia, Francia e Irlanda.

Distribuzione in Italia

In Italia la specie è stata introdottaalla fine degli anni ’80 in sistemi chiusi per scopi di acquacoltura e la prima popolazione selvatica è stata rinvenuta nel Lazio nel 2008. Questa prima popolazione è scomparsa probabilmente a causa della peste del gambero trasmessa dal gambero rosso della Louisiana, ma un nuovo insediamento è stato segnalato in Sicilia nel 2016.

Biologia ed ecologia

C. destructor si trova solitamente in acque torbide con fondali fangosi o limosi, ma è in grado di colonizzare un'ampia gamma di habitat (torrenti alpini, ruscelli subtropicali, sorgenti, laghetti, laghi effimeri, paludi, canali di irrigazione). Può costruire tane (da 0,5 a 2 m di profondità) per superare i periodi di siccità ed è adattato a un ampio intervallo di temperature dell’acqua (1-35°C). È una specie molto resistente: può tollerare la salinità e acque ipossiche (concentrazione di ossigeno <1 mg/L). Il pH ottimale è compreso tra 7,5 e 8,5 (con una tolleranza fino a 7 e 9).
la specie è onnivora e opportunista, con materiale vegetale e detriti che costituiscono la componente principale della sua dieta, seguiti da una bassa percentuale di artropodi, alghe e funghi. Sono stati documentati anche casi di predazione su piccoli pesci.
Presenta un alto tasso di crescita, con maturità precoce che può avvenire anche prima di un anno di età. La durata media della vita è di circa tre anni, ma può arrivare fino a sei. Nel suo areale originario in Australia, con temperature dell’acqua superiori ai 15 °C, la specie si riproduce dall'inizio della primavera all'inizio dell’estate: una femmina può produrre da 30 a 450 uova, con una media di circa 350.

Vettori di introduzione

Le vie principali di introduzione sono legate all'utilizzo di C. destructor in contesti di acquacoltura (veniva venduto vivo per i ristoranti) e di acquaristica.

Impatti

Rapporti con l’uomo, impatto sanitario e socioeconomico

Non sono stati finora riportati impatti sulla salute umana. Possibili rischi potrebbero derivare dal consumo di gamberi catturati in acque contaminate, ad esempio da metalli pesanti, come è già accaduto con altre specie di gamberi (es. gambero rosso della Louisiana). Lo scavo di tane da parte dei gamberi potrebbe comportare una destabilizzazione degli argini con potenziale rischio di inondazioni.

Impatto su altre specie

Sebbene non ci siano ancora studi sulle interazioni di C. destructor in natura nelle aree di introduzione, si può ipotizzare che possa competere con successo con le specie di gamberi autoctoni. L’impatto potrebbe essere significativo anche sui macroinvertebrati autoctoni (es. lumache, odonati), sugli anfibi e sui rettili.
Un ulteriore impatto potrebbe derivare dalla trasmissione di malattie (es. peste del gambero), qualora C. destructor riuscisse a sopravvivere e diffonderle.

Impatto sugli ecosistemi

Tutti gli habitat invasi da C. destructor potrebbero essere colpiti a causa del consumo di macroinvertebrati e macrofite da parte della specie, oltre agli effetti derivanti dallo scavo di tane e dall’insabbiamento.

Metodi di gestione

Sul piano gestionale, l’eradicazione è difficile, ma la prevenzione e il rilevamento precoce sono fondamentali. Si promuovono controlli sul commercio e sulla detenzione, insieme a campagne di sensibilizzazione.
Per il contenimento vengono impiegati diversi metodi: cattura con nasse o trappole artificiali, elettropesca, uso di predatori nativi e, in alcuni casi, sterilizzazione dei maschi o delle femmine. Nei corpi idrici confinati si può tentare il prosciugamento, mentre l’uso di biocidi, sperimentato in altri paesi, non è consentito in Italia.
Sono inoltre in fase di studio nuove tecniche basate su manipolazioni genetiche o ormonali, ma ancora non applicabili sul campo.

Scheda realizzata da: ISPRA