Reynoutria japonica Houtt.
Reynoutria japonica è una pianta perenne rizomatosa che può raggiungere altezze di 1-3 m, con fusti annuali eretti, numerosi e cavi simili a canne, ramificati in alto, glabri, di colore verde glauco, picchiettati di rosso. Presenta foglie alterne, picciolate, semplici, a margine intero, larghe 8-10 cm, lunghe 12-15 cm, ovate, a base troncata e apice appuntito, con nervature della pagina inferiore prive di peli e dotate di ocrea (guaina tubolare derivata dalla fusione delle stipole, tipica delle Polygonaceae) lunga 4-6(-10) mm, bruna, obliqua all’apice, non fimbriata.
Le infiorescenze, lunghe 8-12 cm, sono panicoliformi, ascellari e terminali con numerosi fiori bianchi e piccoli. Nell’areale di origine si trovano piante con fiori ermafroditi e piante con fiori maschio-sterili (in cui si mantiene solo la funzionalità dell’ovario, mentre gli stami sono abortiti), mentre le piante introdotte in Europa possiedono solo fiori maschio-sterili.
Il frutto è un achenio marrone scuro, trigono, lungo 2.3-3.6 mm, liscio e lucido.
Plantae
Tracheophyta
Magnoliopsida
Caryophyllales
Polygonaceae
Fallopia japonica var. japonica (Houtt.) Ronse Decr.
Polygonum cuspidatum Siebold & Zucc.
Pleuropterus cuspidatus (Siebold & Zucc.) Moldenke
Japanese knotweed
R. japonica è originaria dell’Asia orientale, specificamente di Giappone, Cina e Corea.
La specie è stata introdotta in Europa e Nord America nel XIX secolo come pianta ornamentale, foraggera e per il consolidamento del terreno.
Inizialmente coltivata a scopo ornamentale e per il consolidamento del terreno, è poi sfuggita diffondendosi in natura: le prime segnalazioni di nuclei spontaneizzati risalgono al 1875 a Bolzano e a Trento.
R. japonica è attualmente presente in un totale di 11 regioni: risulta invasiva in Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Toscana; in Liguria, Emilia-Romagna e Lazio è naturalizzata, mentre la sua presenza in Umbria e in Campania è al momento di tipo casuale.
Nell'areale nativo, R. japonica si trova in boschi vallivi, ai margini di campi e su versanti montani tra i 100-2000 m s.l.m.. È caratterizzata da una notevole ampiezza ecologica, che le permette di adattarsi a diverse condizioni edafiche: si può trovare su suoli profondi, umidi e ricchi, così come su suoli superficiali, sabbiosi e poveri di nutrienti, è presente su suoli sia acidi sia basici (pH 3-8.5), anche in situazioni caratterizzate da alte concentrazioni di metalli pesanti e su suoli salini. È una specie eliofila, ma si adatta anche a condizioni di ombreggiamento parziale, come per esempio in formazioni forestali aperte.
Le precipitazioni sembrano essere un fattore limitante (devono essere elevate e ben distribuite durante l'anno), tuttavia R. japonica è stata rilevata anche in condizioni xeriche negli USA. Grazie ad un rizoma sotterraneo profondo (5-8 dm) riesce a resistere ai rigori invernali, riprendendosi anche in caso di gelate tardo-primaverili.
È in grado di riprodursi per via vegetativa e sessuata. Si tratta di una specie ginodioica, che pertanto presentano sia esemplari maschio-sterili (femminili) sia ermafroditi. In Europa sono presenti quasi esclusivamente esemplari femminili, ma è in grado di riprodursi per seme grazie alla fecondazione da parte del polline d'individui maschio-fertili di R. x bohemica o R. sachalinensis. L'impollinazione è effettuata da diversi insetti (mosche, api, vespe).
La produzione di semi può essere elevata (fino a 190.000 semi per fusto), con percentuali di germinazioni elevate in condizioni controllate (fino al 99%), mentre in contesto naturale possono diminuire fino al 15%, in particolare in funzione dell’umidità del suolo che rappresenta un fattore limitante.
La propagazione per via vegetativa può avvenire attraverso la frammentazione di parti della pianta in cui sono presenti le gemme laterali. Una nuova pianta si può originare da un segmento di rizoma di appena 0,7 g e i ritmi di rigenerazione sono in genere molto alti.
L'utilizzo a scopo ornamentale è la via d’introduzione più probabile.
Un’altra possibile via d’introduzione e diffusione è la movimentazione di suoli contaminati da propaguli vitali (frammenti di rizoma o fusto), vettore possibile per l’introduzione in nuove aree, ma soprattutto per la sua diffusione secondaria.
Frammenti della pianta possono essere dispersi anche da fattori naturali quali la corrente lungo i corsi d’acqua, così come a seguito di esondazioni. I semi di R. japonica possono essere dispersi sia dal vento (in un raggio di 16 m dalla pianta madre) sia dall'acqua.
La presenza massiva di questa specie può ostacolare il libero accesso alle zone infestate, con un impatto negativo sulla libera fruizione turistico-ricreativa.
Come altre specie della famiglia delle Polygonaceae, può crescere attraverso il cemento e l’asfalto, con possibili impatti economici legati a danni a infrastrutture e manufatti; inoltre, poiché queste specie crescono spesso lungo i margini stradali, possono ostruire la vista dei cartelli segnaletici e limitare la visibilità degli automobilisti, comportando così un aumento della spesa per lo sfalcio delle infestanti lungo le infrastrutture.
R. japonica è in grado di creare velocemente nuclei monospecifici densi ed estesi che limitano la crescita e la rinnovazione di altre piante. Gli individui crescono rapidamente anche in altezza, producendo un abbondante fogliame e alterando i parametri ambientali dei siti colonizzati con una diminuzione della quantità di luce al suolo a scapito delle specie vegetali meno vigorose e di dimensioni più ridotte.
Inoltre, la produzione di un’abbondante lettiera può inibire la germinazione di altre piante.
La presenza di R. japonica può causare la riduzione della qualità degli habitat ripariali per la fauna e per alcune specie d’insetti.
La presenza di popolamenti lungo i corpi idrici, può rappresentare un concreto rischio per la stabilità spondale, poiché quando la pianta va a riposo, le sponde restano nude con una maggiore esposizione agli eventi atmosferici; inoltre, l’inibizione nella formazione di una vegetazione polispecifica di specie caratteristiche di ambienti ripari, può incidere sensibilmente sulla stabilità dei versanti. La presenza massiva della specie può provocare anche alterazioni della chimica del suolo da parte del rizoma e dall'abbondante produzione di una lettiera differente da quella prodotta dalle specie native (più alto rapporto C/N e lignina/N), incidendo così sulla fertilità attraverso un rallentamento dei processi di decomposizione e un temporaneo sequestro di azoto da parte dei microorganismi. Infine, il rilascio nel suolo di composti allelopatici da parte della pianta, potrebbe determinare una riduzione delle specie native.
Le tecniche di gestione si basano su un approccio integrato e continuativo. I soli interventi meccanici, quali lo sfalcio o il taglio ripetuto, hanno un’efficacia limitata se non protratti nel tempo e spesso risultano insufficienti a esaurire le riserve rizomatose. Le strategie più efficaci prevedono l’integrazione di metodi meccanici e chimici, con l’applicazione mirata di erbicidi sistemici (ad esempio su fusti o foglie) da parte di personale qualificato e nel rispetto della normativa vigente.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla gestione del suolo e dei materiali di risulta, per evitare la dispersione accidentale di frammenti vitali.
Fondamentali sono inoltre il monitoraggio pluriennale delle aree trattate e il ripristino della vegetazione autoctona, al fine di ridurre il rischio di reinvasione e favorire il recupero degli ecosistemi.
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