Bipalium kewense Moseley, 1878
Il verme piatto dalla testa a martello, Bipalium kewense, può raggiungere una lunghezza di 450 mm. Il suo nome deriva dalla caratteristica forma del corpo a "testa di martello". Sul dorso è di colore ocra chiaro, con cinque strisce longitudinali di colore dal nero al grigio-marrone, mentre sulla parte ventrale è di colore ocra chiaro, con una suola strisciante distinta bianco sporco. Morfologicamente, B. kewense si distingue da specie simili per la banda trasversale nera incompleta (o interrotta) presente sul collo, la sottile striscia longitudinale mediana dorsale che inizia in corrispondenza o al di sotto della banda trasversale del collo, il disegno e la forma delle strisce dorsali e ventrali, e la posizione relativa delle aperture del corpo.
Acentrosomata
Tricladida
Geoplanidae
Kontikia kewense (Moseley, 1878)
Placocephalus kewensis (Moseley, 1878)
Sphyrocephalus kewense (Moseley, 1878)
Kew flatworm, Hammerhead flatworm
Autore: kuqi_baba
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Autore: Jean-Lou Justine, Leigh Winsor, Delphine Gey, Pierre Gros, and Jessica Thévenot
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Autore: Kristen Nelson
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La specie è originaria del sud-est asiatico, in particolare della regione che va dal Vietnam settentrionale alla Cambogia meridionale. Vive tipicamente in aree tropicali e subtropicali caratterizzate da temperature elevate e umidità costante.
In Europa questa specie risulta introdotta in diversi Paesi tra cui Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Danimarca.
La presenza di Bipalium kewense è documentata in numerose regioni italiane, in particolare in Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
In condizioni di umidità ottimali e ove vi è copertura vegetale, B. kewense occupa le parti più superficiali del suolo e la lettiera e può persino spingersi a salire sugli alberi. La sua sopravvivenza è fortemente legata all'umidità, per cui quando le condizioni diventano troppo asciutte si ritira nel terreno. Al di fuori del suo areale nativo, la specie si trova prevalentemente in habitat modificati dall'uomo come serre, giardini, vivai e parchi urbani.
È un predatore vorace di invertebrati del suolo, principalmente di lombrichi, ma si nutre anche di lumache e altri piccoli invertebrati terrestri. Può attaccare prede molto più grandi di sé, a volte anche 100 volte la propria massa corporea.
La specie è ermafrodita e si riproduce asessualmente per frammentazione, in cui parti dell’individuo stesso generano nuove planarie (cloni). Nelle regioni temperate, sviluppa raramente organi sessuali maturi per la riproduzione sessuata tramite capsule ovigere.
Come altre planarie terrestri è in grado di secernere attraverso la superficie corporea sostanze tossiche o sgradevoli. In particolare, B. kewense sviluppa in tutto il corpo la tetrodotossina (TTX), una potente neurotossina naturale, utilizzata sia per scopi di alimentazione che di difesa.
La principale via di introduzione della specie, così come la maggior parte delle planarie terrestri aliene, è il commercio internazionale di piante ornamentali in vaso. Nel terriccio e nel materiale di coltivazione associato alle piante in vaso possono infatti trovare rifugio individui adulti, frammenti di essi (in grado di rigenerarsi) e ooteche.
Il principale impatto di B. kewense è legato alla sua natura predatoria, che mette a rischio la biodiversità della fauna del sottosuolo. La sua dieta si compone principalmente di lombrichi, lumache, chiocciole, larve di insetti e altri piccoli invertebrati terrestri.
Inoltre, la specie è in grado di produrre una secrezione superficiale tossica costituita da tetrodotossina (TTX), come meccanismo di difesa chimica dai predatori, ma che può avere effetti avversi su specie domestiche che inavvertitamente ingeriscono questi platelminti.
Ulteriori impatti possono registrarsi dal punto di vista economico e agricolo: essendo predatore di lombrichi e altri invertebrati, è considerata parassita indiretto delle colture ed evidenziata come dannosa in aziende di vermicoltura negli Stati Uniti
Per la gestione di B. kewense si raccomanda un approccio integrato, dal momento che non esiste un unico metodo efficace applicabile ovunque e in tutte le casistiche di intervento.
Controllo delle vie di introduzione primarie, quarantena e isolamento, pulizia di attrezzature, formazione del personale e materiali di identificazione, programmi educativi per i cittadini.
Cattura mediante trappole-rifugio, raccolta manuale intensiva degli individui, lavorazione del terreno e aumento fertilizzazione, manipolazione microclimatica, uso di barriere fisiche temporanee.
Solarizzazione del terreno, trattamento del terreno con il calore, utilizzo di acqua calda.
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ISPRA. Sito specieinvasive.isprambiente.it