Autore: Lilly M
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Il cervo Sika è un ungulato di taglia piccola o media, caratterizzato da una notevole variabilità morfologica, sia tra che all’interno delle sottospecie, in termini di dimensioni corporee e peso. Il dimorfismo sessuale è fortemente marcato: le femmine presentano un’altezza al garrese compresa tra 60 e 95 cm, mentre i maschi misurano da 65 a 115 cm. Il peso corporeo varia da 20 a 90 kg nelle femmine e da 30 a 140 kg nei maschi.
La colorazione del mantello può variare da castano a giallastro durante l’estate, fino a grigio o quasi nero in inverno, a seconda della sottospecie. Analogamente, le macchie bianche possono essere presenti durante tutto l’anno o solo nella stagione estiva. Una delle caratteristiche diagnostiche più evidenti è la macchia caudale bianca con bordo nero superiore, attraversata dalla coda bianca, su cui è visibile una striscia nera mediana di spessore variabile. Anche la testa presenta tratti distintivi, come le linee scure sopra gli occhi e un muso corto e tozzo.
Sono caratteristici anche il baffo pallido a forma di “U” situato tra gli occhi e la ghiandola odorifera bianca ben evidente sulla parte inferiore delle zampe posteriori.
I maschi adulti sviluppano palchi relativamente semplici (a maturità fino a quattro punte per lato) se comparati a quelli del cervo rosso, che possono raggiungere una lunghezza massima di 98 cm.
Il cervo Sika può essere facilmente confuso con il cervo rosso e il daino.

  • Classe

    Mammalia

  • Ordine

    Artiodactyla

  • Famiglia

    Cervidae

  • Sinonimi principali

  • Nome inglese

    Sika deer

Area di presenza naturale

Originario del Giappone e di altre aree dell’Asia orientale (Taiwan, Cina, Corea, Russia e Vietnam).

Area di introduzione

Il cervo sika è stato introdotto con successo in diverse parti del mondo, creando popolazioni stabili in Europa, Nord America, Australia, Nuova Zelanda e nelle Filippine.
In Europa è presente nel Regno Unito, Irlanda, Francia, Danimarca, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Italia, Spagna, Portogallo, Balcani. La maggior parte degli esemplari introdotti sembra derivare da popolazioni allevate in cattività, con mescolanza e ibridazioni tra sottospecie.

Distribuzione in Italia

In Italia la specie è presente in piccoli gruppi, soprattutto nel Nord, derivanti da fughe o rilasci da centri di detenzione. La prima segnalazione risale al 1997 in Friuli-Venezia Giulia; altre sono documentate in Emilia-Romagna (2010), Liguria e Toscana (2024).

Biologia ed ecologia

Il cervo Sika predilige ampi complessi forestali intervallati da prati e pascoli, e si trova in pianura, collina e montagna, anche in zone paludose.
Si nutre principalmente di erbe, germogli, foglie, cortecce di alberi, arbusti secchi e radici. In autunno, la frutta può costituire una parte significativa della sua dieta.
Ha una struttura sociale di tipo matriarcale. Le femmine adulte formano gruppi familiari con i giovani dell'anno e dell'anno precedente, guidati da una cerva capobranco. I maschi adulti tendono a formare branchi separati per la maggior parte dell'anno.
Il periodo riproduttivo (bramito) è l'unico momento in cui i sessi si riavvicinano temporaneamente. La gestazione dura circa 33 settimane (o 160-170 giorni), e solitamente nasce un unico cerbiatto tra maggio e giugno. Il piccolo, che pesa alla nascita 6-8 kg, è in grado di camminare quasi subito ma rimane nascosto nella vegetazione per i primi giorni e viene allattato per diversi mesi.

Vettori di introduzione

Le principali vie di introduzione di questa specie sono il rilascio in natura per scopi venatori, la fuga o il rilascio volontario da recinti dove gli animali vengono allevati o da zoo e la dispersione naturale attraverso i confini dove la specie è stata introdotta.

Impatti

Rapporti con l’uomo, impatto sanitario e socioeconomico

Come altre specie di ungulati selvatici, nel caso si creassero nuclei stabili, il cervo Sika può agire come vettore e serbatoio di patogeni e parassiti, sia nativi sia alieni, con possibili effetti sull’epidemiologia delle malattie e un aumento del rischio di trasmissione all’uomo e ad altre specie animali.
Sono stati riscontrati casi di tubercolosi bovina e aviaria in cervi Sika, sia in libertà che in cattività, con possibilità di contagio interspecifico. In Europa orientale e centrale, è coinvolto nella diffusione del nematode Ashworthius sidemi, introdotto dall’Asia nel secolo scorso e ora presente in vari Paesi europei.

Impatto su altre specie

Il cervo Sika è in grado di competere con le specie di ungulati autoctoni sia per l’accesso alle risorse trofiche sia per lo spazio vitale.
Inoltre, questo cervide è in grado di ibridarsi con l’unica specie congenere presente in Italia, ovvero il cervo rosso (Cervus elaphus), generando prole fertile. In particolare, i maschi di Sika, noti per la loro elevata aggressività durante il periodo degli amori, possono attaccare maschi di cervo rosso, soprattutto se giovani, e accoppiarsi con le femmine di cervo rosso, generando così un rischio diretto di ibridazione e introgressione genetica tra le due specie.

Impatto sugli ecosistemi

In situazioni di densità elevate di popolazione, può causare gravi danni alla vegetazione per sovrapascolamento, alterando la composizione del sottobosco e inibendo la rigenerazione naturale delle specie arboree. Il brucamento e il calpestio eccessivi contribuiscono al degrado degli ecosistemi, alla compattazione del suolo e a modifiche strutturali permanenti in foreste, brughiere e zone umide, all’erosione del suolo e influenzano negativamente invertebrati, uccelli, piccoli mammiferi e i loro predatori.

Metodi di gestione

Le misure di prevenzione comprendono campagne informative a stakeholder e operatori, controllo della detenzione in cattività, sorveglianza di zoo e parchi faunistici e monitoraggio genetico dei cervi autoctoni per rilevare eventuali ibridi.
Il controllo della specie si basa principalmente sull’abbattimento con arma da fuoco, supportato da trappole quando necessario. Gli abbattimenti devono essere effettuati da personale formato e autorizzato, con eventuale analisi genetica degli individui rimossi.

Scheda realizzata da: ISPRA